La Regia Scuola Navale, come sappiamo dalla Relazione di Augusto Riboty, alla fine dell’Ottocento intraprende un percorso per dotarsi sempre più di strumentazioni di ottima qualità. Infatti Riboty afferma che “seguendo per questa via, fra qualche anno la Scuola sarà fornita di un ricco materiale scientifico, e, quel che più conta, costrutto in Italia, ed anzi in gran parte nelle officine stesse della Scuola.

Planimetro a compensazione

Planimetro a compensazione, conservato presso la Scuola Politecnica

Dalla documentazione posseduta in Biblioteca sappiamo che la Regia Scuola accresce il proprio patrimonio acquistando strumentazioni presso le più prestigiose ditte italiane e cercando di tenersi al passo delle ultime novità provenienti dall’estero.

Tra quelle costruite in Italia si segnalano, per esempio, il navipendolo, i modelli di Costa e Giraudo, gli strumenti della Filotecnica Salmoiraghi.

Il navipendolo, strumento ideato da Gioacchino Russo (laureato presso la Regia Scuola nel 1889) è utilizzato per fare esperienze sul rollìo delle navi in moto ondoso. Un esemplare di questo strumento viene costruito, su commissione della Regia Scuola, dalle officine Galileo di Firenze nel 1904 (uno analogo è conservato all’Arsenale Militare di La Spezia).

Nel patrimonio della Scuola Politecnica si annoverano i modelli della ditta torinese G. Costa & Giraudo, che vengono costruiti specificamente con finalità didattiche. Nel 1908 il professor Ettore Mengoli propone l’acquisto di alcuni di questi modelli per un importo di 1500 lire. Troviamo inoltre un compasso a verga, un regolo circolare e un pantografo modello 268, tutti della Filotecnica Salmoiraghi di Milano; un compasso traccia spirali del 1917, costruito su brevetto di Roberto Kohlschitter, capo tecnico dell’Istituto Idrografico della Regia Marina di Genova.

A dimostrazione della propensione a valicare gli orizzonti nazionali, nel 1906 la Regia Scuola commissiona un pallografo e invia il professor Panetti, docente di meccanica razionale, presso la ditta Maihak di Amburgo per collaudarlo. Questo strumento, brevettato dall’ingegnere tedesco Otto Schlick (1840-1913), funziona come un sismografo per registrare le vibrazioni della nave.

Sempre nell’ambito di questa breve rassegna di strumenti di produzione straniera, occorre ricordare i calcolatori Payen e Brunsviga, dei quali alla Scuola Politecnica sono rimasti soltanto i manuali d’istruzione.

Dai verbali delle adunanze del Consiglio Direttivo veniamo a sapere che l’aritmometro della ditta francese Payen (brevettata da Thomas de Colmar nel 1820) viene acquistata nel 1907 di seconda mano e quindi con poca spesa. La Scuola Politecnica possiede anche i libretti d’istruzioni di due modelli di calcolatrici Brunsviga, uno del 1893, in grado di eseguire le quattro operazioni e uno del 1910, più sofisticato, in grado di eseguire anche estrazioni di radice. Le Brunsviga devono il loro nome all’italianizzazione di Brunswick, luogo in cui aveva sede la ditta Grimme Natalis & C. che le costruisce. Anche in questo caso è dai verbali che sappiamo che ne esiste un tipo da tavolino e uno da utilizzare in piedi: quest’ultimo è più utile agli allievi della Regia Scuola, in quanto devono fare i calcoli stando in piedi davanti agli alti tavoli da disegno.

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